venerdì 15 maggio 2015

Intervista col vampiro... Nik!

Il seguente spazio vi è offerto da: K-Billy Super Sound, la stazione radiofonica numero uno di Los Angeles, dove gli anni ’80 vivono ancora!



K-Billy Super Sound: Sono le 23.57 e avete appena ascoltato Call Me, degli stellari Blondie.

Adesso spazio alla vostra voce, fanatici nottambuli degli anni ’80!
Una telefonata. Quattro minuti. Voi parlate e io sto a sentire.
Cominciamo.

Nik: Ehilà, amico. Mi chiamo Nik. Complimenti per la stazione: è una vera bomba!

KBSS: Grazie, bello, e benvenuto al K-Billy Super Sound Show. Da dove ci chiami?

Nik: Da New York. Sono appena arrivato in città.

KBSS: La Grande Mela. Come vanno le cose lì?

Nik: C’è un traffico del cazzo e… Scusa, posso dire “cazzo” alla radio?

KBSS: Puoi dire quello che ti pare, Nik: la fascia protetta e finita da un pezzo, e anche se così non fosse, chissenefrega!

Nik: Ah meno male. Dicevo, c’è un traffico del cazzo che non ti lascia scampo. Sono bloccato qui, sulla… sulla Tredicesima, piò o meno, da almeno dieci minuti. Mi sta venendo una fame del diavolo e ho dimenticato di portarmi le sacche di plasma per uno spuntino al volo.
Se le cose non si sbloccano, tra poco comincerò a dissanguare umani a caso, e credimi, per uno dallo stomaco delicato come il mio sarebbe un vero schifo.  

KBSS: Sacche di plasma e umani dissanguati, wow! Si tratta di questo?

Nik: “Di questo” cosa?

KBSS: Sei uno di quelli sul tipo dark-emo?

Nik: In realtà sono un vampiro, ma…

KBSS: Un vampiro con la fissa per gli anni ‘80, fantastico!

Nik: Che cazzo ci trovi di divertente? Ti faccio ridere?

KBSS: Ehi calma, bello, si scherza soltanto.

Nik: Come fai a scherzare su una cosa del genere? È come se io cominciassi a prenderti per il culo perché sei un umano. Questa è discriminazione bella e buona! Soltanto perché sono morto non significa che posso mandare giù merda come niente! Ho i miei sentimenti, io!

KBSS: Allora è di questo che vuoi parlare, Nik?

Nik: Veramente io…

KBSS: Di creature della notte?

Nik: No, io…

KBSS: Di vampiri e sovrannaturale e magari di oscuri complotti ai danni dell’Umanità?

Nik: E va bene! Va bene, cazzo, parliamo di questo!

KBSS: Parliamo del fatto che saresti un vampiro. Quanti secoli sono che vivi tra noi?

Nik: Sono del ’69, ok? E sono stato trasformato a diciasett… ehmm, vent’anni circa.

KBSS: Quindi sei come quel tizio dei film? Quello che brilla alla luce del sole. È così?

Nik: Senti, amico, mettiamo in chiaro una cosa: i vampiri veri crepano alla luce del sole. I vampiri veri non bevono il sangue delle povere bestie. E soprattutto i vampiri veri non aspettano il sequel per scoparsi una ragazzina arrapata! Porca troia, quando sono andato al cinema mi aspettavo quasi un porno a tema scolastico, e invece mi ritrovo a guardare un… un documentario educativo, uno sul genere “Dieci semplici mosse per trasformare un cazzuto dannato in un fesso patentato”.

KBSS: Per “dannato” intendi “vampiro”?

Nik: Certo che sì!

KBSS: E non credi che i vampiri debbano mantenere le distanze con gli esseri umani?

Nik: Per niente!

KBSS: E quella roba sull’agire nell’ombra e non farsi scoprire?

Nik: Ma dai, sono tutte puttanate. Dimmi un po’, se avessi la super forza, la super velocità, la quasi immortalità più altri poteri, tu cosa faresti? Te ne staresti chiuso in un cimitero, o dentro una bara o quello che cazzo è a menarti l’uccello, o te ne andresti in giro a fare casino?
E poi piantiamola con questo luogo comune del Ventunesimo Secolo brutto e cattivo col suo Grande Fratello che vigila su tutto e tutti: potrei venire lì, aprirti in due in diretta radio e succhiarti fino al midollo e comunque nessuno crederebbe alla storia del vampiro. Mi etichetterebbero al massimo come pazzo psicopatico, e mi beccherei pure l’infermità mentale al processo!
Anzi, lo sai che ti dico?

KBSS: No, Nik. Che mi dici?

Nik: Ti dico che potrei salire su quella cazzo di Statua della Libertà, ok? Aspettare l’alba e farmi riprendere in mondo visione mentre le mie chiappe vanno e fuoco. E sai cose succederebbe? Niente! Un cazzo di niente: ecco cosa! Parlerebbero tutti di combustione spontanea, puttanate scientifiche o chessò io! È così che funziona oggi.

KBSS: Ti riferisci all’incapacità umana di accettare e giustificare ciò che non può essere spiegato oppure a qualche improbabile cospirazione governativa che tiene a bada i media?

Nik: Tu che ne pensi?

KBSS: Non lo so, Nik. Questo è il tuo spazio. È la tua voce che conta, almeno per i prossimi due minuti.        

Nik: Allora rispondo io: un po’ e un po’. La gente ormai è disillusa. Viviamo in un mondo fatto di guerre, terrorismo, crisi economiche e merdate che puoi vedere coi tuoi occhi, che puoi toccare con mano. Il tempo della caccia al mostro è passato da un pezzo. Non frega più a nessuno, e per quei pochi a cui fregherebbe ecco che entrano in campo corporazioni, multinazionali oppure organi governativi che mettono tutte a tacere minimizzando.
Dagli inizi degli anni ’90 saranno comparsi davanti alle telecamere almeno una dozzina di vampiri, eppure eccoci qui, a parlare di miti e leggende.

KBSS: E tu, Nik? Sei mai comparso davanti a una telecamera?

Nik: Sicuro! Sparatorie ed esplosioni finiscono spesso sui notiziari delle reti na…

KBSS: Frena un attimo… Sparatorie? Vuoi dire che usi armi da fuoco?

Nik: Certo che le uso. Le mie preferite sono le semiautomatiche.

KBSS: E tutte quelle storie sugli sgozzamenti, gli artigli e i canini che fine hanno fatto?

Nik: Beh questo è un discorso un po’ complesso, e sarebbe lungo da spiegare in…

KBSS: Poco più di un minuto.

Nik: Appunto. Diciamo solo che molto dipende dall’età del vampiro.
Io sono un figlio del ventesimo secolo. Sono cresciuto a Brooklyn, e andavo quasi tutte le settimane al cinema a vedere Hollywood che faceva saltare per aria persone e cose. Mi hanno tirato su a latte e pallottole.
Stallone, Schwarzenegger, Gibson, Russel… capisci che intendo? Fossi nato un secolo fa, o due, probabilmente adesso non staremmo nemmeno facendo questa conversazione. Ma ehi, lo sai che ti dico?

KBSS: Che mi dici?

Nik: Ti dico che quelle vecchie mummie che si atteggiano a damerini non sanno che si sono perse. Vivono ancora nel passato, ok? E quasi mi dispiace per loro che non siano riusciti ad apprezzare, a vivere il livello di epicità degli anni ’80.

KBSS: Amen, fratello. Amen da parte mia e di tutti i nostri ascoltatori.
Siamo in chiusura. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

Nik: Niente, mi ha fatto piacere parlare con te. Sei un tipo apposto, uno di larghe vedute. E… Ah, si comincia finalmente a ricamminare, intendo qui a New York.

KBSS: Tutto bene quel che finisce bene!

Nik: Posso chiederti un ultimo favore?

KBSS: Puoi farlo in otto, sette, sei secondi ancora.

Nik: Per il prossimo pezzo, metti su qualcosa che dia la carica, ok? Sto andando ad ammazzare della gente, parecchia gente, e non mi diventa duro se…

KBSS: Tempo scaduto, bello. Ma se vuoi della musica, hai fatto centro.
Siamo a due minuti dopo la mezzanotte, e questa è I Was Made For Lovin’, dei Kiss, per il nostro amico: il vampiro Nik.

State ascoltando K-Billy Super Sound, la stazione radiofonica numero uno di Los Angeles, dove gli anni ’80 vivono ancora!



***

Vuoi saperne di più sul vampiro Nik? Esplora in tutta libertà gli altri articoli del blog e i due link sottostanti! E buon divertimento!

Scheda Amazon a "Una notte di ordinaria follia": qui!
Scheda generale dell'editore a "Una notte di ordinaria follia": qui!


mercoledì 13 maggio 2015

Una Notte di Ordinaria Follia: l'estratto a base di sangue e pallottole!

Volete un assaggio di follia? Bene, ecco a  voi i primi due capitoli completi tratti dalla mia nuova opera!
Addentratevi in questo pazzo racconto metropolitano a tinte sovrannaturali, e godetevi la lettura!



1.

Sento in bocca la nota del metallo: è calda e densa.
Mi chiedo da quand’è che il sangue, il mio almeno, ha un sapore così buono.
Rimango ad assaporarlo per un po’, in silenzio, distesa a terra, cieca e sorda a ogni altra cosa, a tutto meno che a quel gustoso rivolo rossastro che mi percorre il palato. Lo succhio con avidità. Niente mi sembra al momento più importante, o attraente.
Non so più nulla: il mio nome, il mio lavoro, la mia città, il mio appartamento, la mia stessa famiglia.
C’è una vocina nella mia testa che dice semplicemente “fanculo”.
Mi piace: è una bella parola, una di quelle sottovalutate, una di quelle che si usano spesso nella vita di tutti i giorni con troppa leggerezza.
Fanculo.
L’adoro.
Sono euforica, eccitata. Credo di essermi bagnata.
Il primo pensiero coerente che mi suggerisce il cervello è che devo essermi fatta della roba veramente buona. Ne rido, forse, ma la mia allegria non dura molto. Mi ricordo improvvisamente che non mi faccio di niente, che nemmeno bevo prima di lavorare.
Dovrebbe essere una constatazione consolante, la mia, una di quelle prese di coscienza da persona adulta e responsabile, tuttavia mi riempie solo di terrore, di una paura fottuta.
L’adorabile vocina fanculizzatrice si estingue di botto.
Comincio a ricordare i punti salienti della mia vita, gli stessi che appena cinque secondi fa avevo rimosso con insana allegria.
Avrei voglia d’imprecare, ma non lo faccio. Lui pensa che sono ancora priva di sensi. Riesco a sentire l’odore penetrante della sua acqua di colonia proprio sopra di me.
Che situazione del cazzo! L’unica cosa positiva è il sapore del sangue che ho in bocca: accidenti se è buono! Magari non è nemmeno sangue. Infondo perché dovrebbe esserlo?
Devo aver preso una brutta botta in testa.
Lei è ancora nel palmo della mia mano, ed è carica. Non so perché il coglione non me l’abbia tolta, ma voglio assicurarmi che sia il suo ultimo errore.
È arrivato il momento.
Il mio cervello elabora azione dopo azione con una freddezza e un’efficienza che mi mettono in soggezione. Insomma, sono brava, ma non così brava. Mi stupisco di me stessa nello spalancare di scatto le palpebre, stringere la pistola, puntare la canna e fare fuoco.
Non provo più alcuna sonnolenza, stanchezza o incertezza. Al contrario avverto sui polpastrelli, lungo tutti i nervi, la vibrante deflagrazione dei 9 millimetri, il rumore soffocato dei colpi a segno, il movimento secco del carrello, il sibilo cristallino dell’aria che si fende.
I miei occhi sembrano diversi, migliori nello scovare la giusta angolazione di tiro.
Le mie dita si muovono da sole, governate da puro istinto omicida.
Vorrei poter dire che non è nulla di straordinario, che sono al mio solito, che è il mio standard. Ma la verità… la verità è che piazzo tre proiettili in corpo al bastardo, due al cuore e uno allo sterno, senza nemmeno prendere la mira.
È incredibile.
Sto per fargli saltare le cervella quando una seconda sorpresa mi fa esitare.
«Oh cazzo!» esclama il tipo sforacchiato.
«Merda.» rispondo io indietreggiando, rimanendo a terra, strisciando.
Se non lo vedessi da me non ci crederei mai: i bossoli si fanno strada nella sua carne, verso l’esterno. Dai fori bruciacchiati, in parte cauterizzati dalla polvere da sparo, si affacciano lentamente le cartucce.
Lo stronzo arriccia il naso lamentandosi come una donna incinta, dando voce a una specie di esausto orgasmo a ogni nuova espulsione di corpo estraneo.
Definirmi esterrefatta sarebbe l’eufemismo del secolo.
Non riesco a capire cosa stia succedendo, o come stia succedendo, ma non posso impedirmi di continuare a guardare, di scuotere la testa.
La mia razionalità da moderno essere umano reclama sommessamente vendetta.
Non appena il terzo bossolo unto di rosso ricade a terra tintinnando in mezzo agli altri due, scorgo con inaspettata chiarezza la carne del tizio richiudersi come se niente fosse. Quasi mi aspetto un puff! con una nuvoletta bianca, stile trucco magico, o cartone animato.
La prima cosa che mi viene da dire dopo incalcolabili istanti di silenzio è: «Cazzo!»
Il mostro, o l’alieno, o qualunque cosa sia il miracolato figlio di puttana davanti a me, replica a tono: «Merda!»
Uno scambio di battute non particolarmente originale ma curiosamente affiatato.
In mia difesa posso dire di essermi appena svegliata. O forse no?




2.

«Porca troia, guarda che casino!» bestemmia il tizio: «L’hai rovinata! Rovinata!» ripete: «Duemila dollari di giacca…» sospira sospeso tra un ammirevole autocontrollo e uno sciocco sbigottimento: «Ma perché? Perché mi hai sparato?»
Non so se questa possa essere catalogata nella folta schiera delle “domande stupide”, ma per me lo è, quindi non rispondo. Non ne ho fisicamente la volontà: per un qualche motivo mi sento seccata, come se un poliziotto mi avesse appena ammanettato leggendomi i miei diritti, concludendo con l’irritante “tutto quello che dirai verrà usato contro di te in tribunale”.
Tento di rimettermi in piedi riuscendoci sorprendentemente in fretta, sfruttando la distrazione del mancato cadavere che cerca di ripulirsi del suo sangue con un fazzolettino umidificato per osservarlo più da vicino.
Sembra un ragazzino: gli do vent’anni, ma non mi sorprenderei se fosse un diciassettenne che va ancora al liceo. Indossa una t-shirt da turista con la Statua della Libertà. A causa delle pallottole è chiazzata di rosso, forata come la giacca scura a vita alta dal taglio elegante.
Sotto i jeans scambiati, e l’ingombrante fibbia della cintura, fanno capolino un paio di scarpe Converse della serie All Stars. Roba di classe, sospetto, almeno secondo lui.
Possiede una glabra carnagione biancastra priva di imperfezioni. Ha un che di cadaverico ma mi rendo conto che s’intona perfettamente alla capigliatura corvina: un comune taglio mosso con qualche ciuffo ribelle più lungo e fuoriposto dell’altro.
Proprio un bel tipo, uno di quelli dall’espressione spigliata e lo sguardo furbetto.
I suoi occhi poi sono davvero notevoli. Cangianti. Sì, diversi a seconda della luce. Mai visto nulla del genere. Potrebbe avere delle lenti colorate. 
«Ti piacciono i classici, eh?» mi fa improvvisamente mettendosi a sedere sulla panchina alle sue spalle, visibilmente meno agitato.
Dopo stranianti attimi di confusione seguo l’inclinazione della sua testa che punta alla mia arma.
«Una Beretta 92FS. Che opera d’arte.» continua: «Sai che è la pistola preferita di John Woo?»
«Di chi?»
«Di John Woo.» risponde con tanta naturalezza da farmi sentire ignorante: «Il regista, quello di Hard Boiled? Hai presente?» ride: «Non dirmi che non hai mai visto The Killer? È tipo il film d’azione più bello di tutti i tempi.»
Davanti alla mia perplessità, e fastidio, si mette a ridere ancora più forte: «E che mi dici di A Better Tomorrow? Quello è una vera bomba. Molti sostengono che i due sequel siano…»
«Sta zitto!» esclamo in preda all’isteria: «Si può sapere chi… che cosa diavolo sei?» gli punto nuovamente la canna contro.
«Eh no! Basta spararmi addosso! Non mi sono portato il cambio.» salta in piedi come una molla.
So bene cosa sta per fare, i movimenti non mentono, eppure, nonostante la scena, l’istinto mi suggerisce che se pure gli piazzassi un altro proiettile in corpo lo farei solo incazzare di più.
«Vuoi giocare a fare la difficile, e allora giochiamo!» esclama estraendo da dietro la cintura due cannoni cromati calibro 45.
AMT Hardballer Longslide: un classico degli anni ’80.
Noto che sono state discretamente modificate, a partire dalle cromature fino al caricatore da nove più capiente, passando per lo scivolo a cilindro semitrasparente dal quale si riconosce nitidamente il proiettile a punta cava già in canna.
«Siamo partiti col piede sbagliato, è vero, ma ehi: non sono stato mica io a cominciare!» fa notare maneggiando la coppia di armi con innegabile abilità. Le tiene dritte, chiuse saldamente in pugno senza accennare al benchè minimo tremito del polso.
Quegli affari pesano un inferno, eppure in quel momento sembrano delle sei colpi nelle mani di Clint Eastwood.
È più forte di quel che sembra, non ci sono dubbi.        
«Mettile giù.» gli intimo con poca convinzione.
«Prima tu.»
«No, tu.»
«No, tu!»
Dio, mi sembra di essere alle elementari, e la cosa peggiore è che lui sembra divertirsi un mondo.
«Ok, facciamo così: al tre le mettiamo via insieme.» suggerisce.
«Va bene, al tre.»
«Uno… due… tre!»
Come avevo temuto, solo l’idiota abbassa le pistole. È evidente che non mi considera affatto una minaccia.
Faccio del mio meglio per dimostrargli il contrario.
Gli sparo alla coscia, e poi alla spalla.
«Ma porca puttana!» urla incredulo: «Si può sapere che cazzo di problema hai?» manda un ringhio animalesco da gelare il sangue: «Sei impazzita?!»
«Impazzita io?! Quindi il problema sarei io?»
«Certo che sei tu il problema! E sai perché? Perché stavo tentando di fare conversazione, di farti sentire al sicuro, di instaurare un rapporto di fiducia e amicizia.
IO non sparo alle ragazze. IO non ti ferisco per il semplice gusto di vederti coi vestiti bucati, e credimi ne avrei una gran voglia.» mi squadra con interesse dall’alto in basso: «Ma soprattutto, IO… io… Ecco, ho dimenticato il resto: le tue tette mi hanno distratto. Fai conto che abbia concluso con una frase a effetto.»
Sento che la mia soglia di pazienza e sopportazione è arrivata a livelli critici.
Con una velocità e una determinazione che non sapevo di possedere mi scaglio contro di lui. Lo afferro per la gola con la mano libera, spingendogli con l’altra la Beretta dentro la bocca, su per il palato molle. Armo il cane.
«Adesso voglio delle risposte. E le voglio chiare.» applico più pressione sull’acciaio costringendolo a mettersi in punta di piedi: «E se non mi piaceranno vedremo quanto tempo impiega il tuo cervello spappolato a risanarsi.»
Potrei semplicemente ammazzarlo e chiudere qui la storia, andarmene a casa per i fatti miei e dimenticare la follia a cui ho assistito. Però sento ancora la frenesia scorrere dentro di me, quella strana eccitazione elettrica che mi fa sentire in iperattività. È inebriante e assolutamente senza senso.
Ho bisogno di capire, di comprendere… qualunque cosa mi sia successa mentre ero svenuta.
«Chi sei e che cosa vuoi da me?»
«Shonuo Nghiik e guhaalcuhno ti hgha ssoldhato per fhermi fguori…»
In effetti mettergli una pistola in bocca proprio adesso non è stata una delle mie idee più brillanti.
La cosa ridicola è che questo tizio continua a biascicare parole prive di significato. Lo trovo irritante, tanto più che non sembra intimorito come invece dovrebbe esserlo.
In verità è piuttosto calmo. Lo odio.
Sono sul punto di lasciargli la bocca libera quando improvvisamente sgrana gli occhi, mi afferra per le spalle e ci scambiamo di posto. Mugugna freneticamente agitando le mani, annuendo verso qualcuno o qualcosa.
Mi si rizzano i capelli sulla testa. Indietreggio lentamente afferrando la pistola a due mani, puntando la canna luccicante di saliva dall’una all’altra testa.
Come diavolo ho fatto a non accorgermene? Come?
«Tranquilla.» dice il non più ostaggio: «Non è come sembra.»
Proprio di fianco alla panchina, appoggiato nel buio al lampione spento, una figura massiccia emerge svogliatamente.
Ne ho visti tanti come lui, più spesso di quanto una ragazza dovrebbe.
Minaccioso, fisico imponente, mascella squadrata e zigomi scarni. Quarant’anni di esperienza e sottili cicatrici. Occhi che ti penetrano lo stomaco anche se nascosti dietro pesanti occhiali da sole.
Non è il suo ordinato completo di giacca e cravatta a mettermi in allarme, e nemmeno il fucile a canne mozze dal manico in noce che regge sottobraccio. No, a impressionarmi sono le punte dei suoi tatuaggi che intravedo appena dal colletto inamidato della camicia, dai polsini larghi, sulle nocche di entrambe le mani.
Quello non è un uomo qualunque. È un russo, e non sta dalla parte dei poliziotti.
Maledizione, in che razza di guaio mi sono andata a cacciare?



3.

«È tutto ok. Davvero.» cerca di tranquillizzarmi il bastardello: «So che hai la testa un po’ incasinata, ma sei tra amici.»
«Io non ho amici.»
«Invece adesso ce li hai!» esclama spalancando le braccia: «Sorpresa!»
Il pitbull dell’Organizacija non sembra condividere il suo stesso entusiasmo. È una statua di cemento, immobile, inespressivo. Lo scambierei per un pannello pubblicitario in 3D se non vedessi il suo petto gonfiarsi e sgonfiarsi nell’atto di respirare. Riesco quasi a sentire il pigro battito del suo cuore: tranquillo, regolare, preciso come un metronomo.
«Non volete uccidermi, questo è chiaro.» dico senza abbassare l’arma: «Se aveste voluto l’avreste già fatto.»


[...]



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martedì 12 maggio 2015

Una Notte di Ordinaria Follia: intervista a cura di FeedBooks.

Ecco, amici, la prima intervista sui contenuti del mio nuovo lavoro, tra vampiri, curiosità personali e tante fonti d'ispirazione!
Buona lettura!


Vampiri: nonostante i clichés e le frequenti apparizioni nel cinema e nella letteratura degli ultimi anni, i protagonisti del suo racconto sono ancora loro, le creature succhiasangue che da tempo immemorabile infestano i nostri incubi. Come, e perché, i vampiri continuano ad essere i personaggi privilegiati nel mondo dell’horror e del fantastico ?

Questa è una domanda molto più complessa di quella che potrebbe apparire, per cui cercherò di essere il più possibile sintetico.
Lasciando un momento da parte la moda, o le questioni meramente commerciali, la figura del vampiro è sempre stata, in ambito letterario, l’incarnazione dell’Uomo, o meglio, di un particolare aspetto dell’Uomo. Qualcuno potrebbe dire che si tratta del romanticismo, o della melanconia, dati anche gli esempi degli ultimi anni in questo particolare panorama, ma in realtà parliamo di emozioni ben più basse come la superbia, l’ira e l’ambizione smodata. Probabilmente anche la lussuria, ma in ambiti ben precisi.
Il vampiro è una creatura libera, veramente libera. Libera dalle convenzioni sociali, libera dalle catene della moralità, della vecchiaia e certamente da quelle della legge terrena, la cosiddetta “giustizia”.
Quale altro essere di fantasia può vantare un simile fascino? Uno che si sazia di sangue (letteralmente la vita di un essere umano), che prospera nell’oscurità, che può realmente assistere al corso dei secoli e fissare il mondo dall’alto al basso.
Parliamo di un mostro, perché un’entità di questa portata, che sfugge alle regole della nostra società, sarà sempre vista come tale. E lo vediamo, a scapito degli anni, protagonista centrale del genere horror perché nonostante la sua evoluzione, l’Umanità continua a conservare alcuni dei suoi “attraenti vizi”, fantasie inconfessabili che non possono essere esternate liberamente.
Il vampiro, al contrario, può tutto. Che sia mostruoso o meravigliosamente bello; che sia aristocratico o vagabondo; egli è in grado di imporre la propria volontà. E tutto ciò al prezzo piuttosto esiguo, dato in contesto, della propria umanità.

Una notte di ordinaria follia, nonostante la sua forma breve, è un baule di riferimenti cinematografici con il ritmo veloce di un videogame: come ha inserito all’interno della storia la sua cultura?

L’idea alla base di questa mia nuova opera è stata proprio il voler tendere la mano verso il mondo cinematografico, conferendole un ritmo incalzante, esagerato, quasi da videoclip, da videogame arcade. E dentro questa confezione un po’ nostalgica, forse anacronistica, ecco la figura del vampiro Nik.
Paradossalmente è proprio lui, l’irriverente vampiro Nik, a farsi carico dell’aspetto culturale, a sottolineare costantemente, senza mezzi termini, l’assurdità, la follia di quanto accade pagina dopo pagina.
Battutacce da B-movie,
fiumi di proiettili, linguaggio scurrile e quel sovrannaturale spiccio, senza tanti fronzoli, fatto di splatter e improbabili complotti ai danni dell’Umanità: un modo come un altro per rappresentare, degnamente o meno, questo nostro ventunesimo secolo che da un lato guarda al passato e dall’altro mira alla formula “bigger and better”.

La sua opera precedente, Le memorie oscure – Rondò, trae ispirazione dai grandi classici della letteratura gotica del XIX secolo. Cosa l’ha spinta a scegliere New York, l’ambientazione metropolitana per eccellenza, come sfondo di questa vicenda ?

Le memorie oscure – Rondò è un romanzo gotico a tutti gli effetti: cornice elegante, ambientazione ottocentesca e linguaggio forbito.
Una notte di ordinaria follia, al contrario, è un pulp, una sporca storia metropolitana a base di sangue e pallottole. Ed è oggi che prende luogo, nel ventunesimo secolo.
Gli Stati Uniti rappresentano ciò che l’Europa era per l’Ottocento. New York è forse la città moderna più famosa al mondo, teatro degli stereotipi, televisivi e non solo, più amati.
Non si può, credo, creare una storia come la mia e non passare per la Grande Mela.


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domenica 3 maggio 2015

Il Maggio degli Ebook!




È con immenso piacere che annuncio l’adesione delle Memorie Oscure al grande evento Il Maggio degli Ebook, un’iniziativa che in pochissimo tempo è stata accolta con entusiasmo e partecipazione senza pari!

Ma di cosa sto parlando, e soprattutto, a che scopo?
Il Maggio degli Ebook è in realtà un enorme Blog Tour, una gita virtuale che vi condurrà a conoscere alcuni dei più promettenti scrittori ed editori emergenti.
È un gioco, una vivace giostra fatta di collaborazione e condivisione tra blogger, autori e voi stessi lettori. E tratta di ebook, perché gli ebook non sono libri di serie B, ma opere non meno straripanti di passione, impegno e sogni di un qualsiasi cartaceo. E in questo periodo di crisi editoriale, di prezzi che lievitano, il costo molto spesso irrisorio di un ebook può illuminare la giornata e far riscoprire il piacere della buona lettura.  
Quindi, cari amici, mettete per un attimo da parte le vostre eventuali riserve su questo formato e venite a lustrarvi gli occhi!


Il numero di partecipanti è da capogiro, ve lo assicuro, e in questo stesso momento, su altre decine e decine di blog, pagine web e social network, altri giovani autori come me stanno dando il via a Il Maggio degli Ebook: chissà che tra le loro segnalazioni non troviate anche me assieme a Una notte di ordinaria follia!   

Gli Ebook che presento:


Numero 1

Titolo: Kairòs
Autore: Luca Fadda
Editore: Ciesse Edizioni
Genere: sci-fi, ma molto leggera.
Lunghezza: 290.000 battute circa.
Prezzo: € 3,00 sullo store dell’editore, € 4,49 altrove.
Link su Amazon: qui
Pagina di presentazione del libro: qui 

Sinossi: Lauro Palmas, biologo molecolare, intraprende un viaggio attraverso il tempo conservato nel fluido da lui stesso creato manipolando cellule staminali adulte. Nei suoi piani il sogno di sconfiggere il tempo, scomparendo per trent’anni per ricomparire senza essere invecchiato di un solo secondo. I risultati andranno oltre le aspettative, valicando i confini della scienza e sconfinando nella filosofica visione dell’attimo di Dio, il kairòs appunto, il momento opportuno da cui tutto può nascere.

Breve biografia autore: Luca Fadda, nato a La Maddalena, autore di La prigione delle paure (2012) e Bentesoi (2013) per Nulla Die, Il Nulla (2013) per Amazon KDP, Dodicidio (con forum FIAE, 2013) per La Gru, Bisestimorgiarete (seriale, dal 2015) per Narcissus.


Numero 2

Titolo: Sky Stoker
Autore: Sara Stuani
Editore: Autopubblicato
Genere: Urban Fantasy
Prezzo: 1.00€
Link su Amazon: qui
Pagina di presentazione del libro: qui

Sinossi: In un mondo dove persino il sole è un nemico mortale e dove la notte regna sovrana, un efferato omicidio squarcia il cuore della notte. Sky Stoker è un agente speciale dell' Area Protetta ed è chiamata a indagare sul delitto. Al suo fianco avrà proprio uno di quei mostri che lei odia tanto. In una lunga notte dove tutto può succedere, Sky si scontrerà con lycan infuriati, stregoni pittoreschi, affascinanti vampiri e soprattutto con il potere che vive dentro di lei. Dovrò decidere se superare la sua diffidenza, giustificata dal suo tremendo passato, verso i sub umani o corazzarsi contro quel mondo fatto di creature da cacciare e uccidere, senza alcuna distinzione.
"Il cuore della notte" è il primo racconto di una nuova serie.


Numero 3

Titolo: Valerie Sweets – Parte II: I supereroi non esistono
Autore: Manuel Marchetti
Prezzo: €1.99
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Ritorna la “sbirra buona” col vizio della bottiglia e quello di cacciarsi nei guai… questa volta veramente grossi!
Genere: Urban Fantasy, Thriller
Pagine: 180
Link: qui

Sinossi: Valerie Sweets credeva che fosse finita. Credeva che impedire l’invasione del proprio pianeta da parte di una creatura demoniaca fosse abbastanza, che tutto quello che aveva passato sarebbe, forse, stato dimenticato. A fatica, ma ci sarebbe riuscita, aiutata ovviamente da grandi dosi di whiskey. Di quanto si sbagliava, però, non poteva immaginarlo. Perché mettere i bastoni fra le ruote ad un demone potente e pericoloso non è salutare, specialmente quando lo stesso decide di trascinarla nel suo mondo per presentarle il conto da pagare… Se non vi sono bastate le pallottole e le imprecazioni della prima parte “La gente mi chiede perché bevo”, con “I supereroi non esistono” troverete pane per i vostri denti! Ci saranno combattimenti all’ultimo sangue, fughe disperate, poteri sovrannaturali e tutte le assurdità di un mondo nuovo, accompagnati dalla giusta dose di ironia, sarcasmo e… whiskey. Che ci volete fare, Valerie Sweets è fatta così!

Biografia autore: Manuel Marchetti, classe 1986, ha sempre avuto un solo obiettivo: far arrivare le sue creazioni a più gente possibile. È la sua linfa vitale ed è ciò che lo spinge ad andare avanti. 
E questo obiettivo ha iniziato a mostrarsi già in tenera età, quando alle elementari, mentre gli altri bambini giocavano a nascondino, raccontava fiabe inventate da lui ad un pubblico di pochi intimi; la sua fame non si è fermata, alimentandola alle medie riempiendo quattro quaderni di fumetti, con una nutrita schiera di fan che ogni giorno erano ansiosi di sapere se aveva disegnato una sola vignetta, "costringendolo" spesso, per questo motivo, a proseguire durante le lezioni. Alle superiori è passato ad un livello superiore, iniziando a scrivere racconti brevi, prima di 16 pagine, poi di 32 e poi di 64 (neanche fossero dei banchi di RAM), fino ad intraprendere la tortuosa via del romanzo, via che non ha ancora abbandonato e che non ha intenzione di abbandonare, perché la sua fame è ancora viva e sarà difficile placarla… 


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