sabato 17 gennaio 2015

Società Segrete: l'umanità che salva sè stessa.

Per chi ha avuto modo di leggere “Le Memorie Oscure – Rondò”, o il racconto breve “La morale del cacciatore” presente per intero qui sul blog, sa che le società segrete ricoprono un ruolo non indifferente all’interno della mia produzione letteraria.
Il perché è molto semplice.

In un universo narrativo basato principalmente su protagonisti di natura sovrannaturale (vampiri, licantropi, streghe, ecc), personaggi quindi fuori dagli schemi che non rispettano né leggi né principi morali all’infuori dei propri, aggiungere il “fattore umano” diventa elemento essenziale per diversificare sia il ritmo della storia che per conferirgli quell’alone di verosimiglianza con la realtà.
Da sempre, nell’immaginario collettivo, presente e passato, le società segrete, e i suoi misteriosi membri, rappresentano l’elite, un insieme di individui dalle capacità fuori dall’ordinario, speciali.
Esseri umani “migliori”, intellettualmente e idealmente elevati al di sopra della massa.
Alcune di queste associazioni, per così dire, sono realmente esistite (ed esistono tutt’oggi), altre sono svanite, e altre ancora non sono altro che frutto della fantasia.
Che appartengano a una qualsiasi di queste tre categorie, molte di esse sono nei miei scritti, ma su una in particolare ho deciso di far ricadere l’ingrato compito di guardiano delle genti: l’Ordine Templare.
Tutti noi, storicamente, conosciamo le origini di questi cavalieri. È un nome, il loro, che richiama immediatamente un certo tipo di iconografia; un nome importante, addirittura famoso, tanto ricco di spunti quanto saldamente radicato nella trama della realtà.
Sfruttando la loro intramontabile notorietà, ho dato vita ai miei cacciatori di non morti.
Molto spesso, nei romanzi di genere di oggi, il nemico del vampiro di turno è visto solo come una seccatura, una mera trovata per far andare avanti la storia, aggiungere qualche scena d’azione e far trionfare il protagonista.
Io non volevo questo. Non volevo gente massacrata a caso. Non volevo sgherri senza cervello adoperati come carne da cannone, evanescenti, privi di caratterizzazione o quasi.
Io volevo il meglio degli esseri umani, cavalieri nel vero senso della parola, di quella risma che in un altro tipo di produzione sarebbe potuta benissimo passare per protagonista, anziché antagonista.

L’Ordine che trovate tra le mie pagine ha una sua precisa mitologia, ha i suoi eroi e i suoi traditori, le sue leggende e le sue maledizioni. È un’entità viva che combatte il Male in ogni sua forma, adoperando i mezzi che l’ingegno umano mette a sua disposizione. Ed evolve, tra alti e bassi, attraversando i secoli, modificando nell’ombra la Storia, rivoluzionando sé stessa e coloro che ne fanno parte.
Condottieri medioevali; inquisitori spagnoli; feroci pirati; avventurieri da cappa e spada; insospettabili lord e lady; trafficanti d’armi e banchieri; alti vertici governativi. Sono solo alcuni esempi, esempi a testimonianza di quante risorse io abbia investito, di quanto peso io abbia dotato alla componente mortale.
Clemens von Hebelhost (protagonista indiscusso de “Le Memorie Oscure – Rondò”) è, a tal riguardo, la più eloquente testimonianza del mio impegno. Ma non è il solo.

È in programma un altro romanzo con protagonista un membro dell’Ordine. Uno molto particolare. Non so quando vedrà la luce, ma la vedrà. Perché la pericolosità, e il carisma, di un protagonista ben scritto si misura anche dalla qualità dei suoi nemici, e quale nemico più letale dell’Uomo esiste realmente a questo mondo?