venerdì 28 novembre 2014

Il vampiro Nik: uno sguardo al dannato del Ventunesimo Secolo.

Chi è il vampiro Nik, e cosa rappresenta?
Quando l’ho ideato, quando l’ho creato, avevo in mente un’unica cosa: caos. E non quel caos inteso come prodotto del male, ma piuttosto come assoluta imprevedibilità, un pizzico di follia. In breve, anarchia.
Basta, per una volta, con il romanticismo, la malinconia e la tragedia. Basta con le riserve morali. Basta con il termine “maledetto” associato a una creatura della notte.
Fuori il vecchio e dentro il nuovo: talvolta i tempi lo richiedono.
Così, quasi senza accorgermene, racconto dopo racconto, epoca storica dopo epoca storica, una figura ha cominciato a ritagliarsi sempre più spazio tra le mie righe. Era lì, sullo sfondo, un paio di battute e via. Una semplice comparsa.
Il vampiro Nik prendeva forma, assumeva vita propria, un’identità unica, una che mai avrei immaginato di appoggiare e coltivare.
Come sicuramente saprete, sono un fautore del gotico, del classico in ambito sovrannaturale ai limiti del fanatismo. Eppure questo nuovo “bastardello dai denti a punta” ha saputo farsi ascoltare e coinvolgere, divenendo la famosa eccezione che conferma la regola.
Quindi, per rispondere alla seconda domanda, cosa rappresenta?
Nik è il presente, è l’oggi con tutte le sue contraddizioni, il riflesso distorto di un vampiro che ha attraversato la letteratura di genere nei secoli giungendo nel pieno del nostro Ventunesimo Secolo. È uno stronzo, un attaccabrighe, un pazzo omicida che maneggia armi da fuoco e a malapena sa usare i suoi doni oscuri. Si crede un pezzo grosso, un gangster, uno tosto, e in parte forse ha ragione, ma è soprattutto un egocentrico e irriverente figlio della notte che cita battutacce di film e spara a ripetizione massime da duro, da action hero americano. C’è solo un problema: ha l’aspetto di un diciassettenne, e per quanto carino, attraente, è difficile per gli altri suoi simili prenderlo sul serio.

Ecco dunque cosa rappresenta per me, e per le mie storie, Nik: un grottesco riflesso del vampiro moderno, o almeno di quello che oggigiorno spacciano come “vampiro”. Un ragazzino senza freni inibitori che si gode pienamente l’immortalità e tutti i benefici ad essa connessa, senza domandarsi se sia giusto o sbagliato, senza drammi né struggenti storie d’amore.
Nik è esattamente ciò che appare, sempre. Non indossa maschere.
Non so se fin dal principio la mia idea fosse nata come una sorta di satira all’evoluzione/involuzione che il genere ha subito negli ultimi anni, però ho scoperto un potenziale non da poco, ricavando uno dei personaggi più divertenti da scrivere (e spero da leggere) che la mia penna virtuale abbia mai partorito.
Lo vedo, tra me e me, come una critica più o meno esplicita ai famosi “vampiri vegetariani” e puritani che temono il contatto fisico con la solita fanciulla umana di turno.
Nik ne riderebbe, anzi, se sapesse come fare arriverebbe ad ammaliare qualcuna per portasela a letto senza tanti giri di parole, prima di mangiarsela. Perché lui è il mio “basta!” segreto alla moda del momento, il mio personale diavoletto che mi sussurra sconcezze all’orecchio, l’unico e solo dei tanti personaggi che ho creato che vedendo qualcosa che non gli va a genio direbbe semplicemente: Fanculo, gente.
A lui è dedicato il mio ultimo racconto: “Una notte di ordinaria follia”.