giovedì 1 maggio 2014

Penny Dreadful.

In alcuni dei miei post precedenti avevo già scritto delle mie influenze letterarie, del genere gotico e di come esso si sia più volte reinventato nel corso dei secoli. Tuttavia, arrivati a questo punto, risulterei approssimativo se non citassi almeno i famosi "Penny Dreadful".

In italiano si potrebbero tradurre come "Spaventi da un penny". Si tratta, in poche parole, di una serie di novelle, racconti brevi, che trovarono pubblicazione settimanale sia in Inghilterra che negli Stati Uniti per gran parte del XIX secolo, fino agli inizi del XX.
Storie dell'orrore, del grottesco, fatte appositamente per un pubblico generalista, operai e piccola borghesia.
Sono passate alla storia per il loro esasperato sensazionalismo, illustrazioni grossolane e il tono tanto enfatico da scadere nel banale. Addirittura uno slogan del tempo, volto a ridicolizzare il genere, recitava: "Sangue! Deve esserci più sangue!"
Oggi definiremo la cosa, senza mezzi termini, come splatter, trash.
Ma... c'è un "ma".
I penny dreadful sono stati la miccia, le prime pagliuzze, i semi da cui germogliò in tutto il suo decadente splendore il risorgimento del genere gotico. Fu grazie alla diffusione di questi, al loro inesplicabile successo, all'incredibile popolarità che si portarono dietro se, poco alla volta, romanzi come Dracula vennero poi alla luce.
Lo stesso Robert Stevenson, dopo la sua consacrazione come scrittore, confessò di essere stato ispirato nel suo percorso creativo dai penny dreadful che aveva letto da ragazzino.

E se il termine ancora non vi suggerisce nulla, allora leggete qualcuno di questi nomi: Sweeney Todd, Il banchetto di sangue, Spring-heele'd Jack (o "Jack il Saltatore"), Il mistero del vampiro di Spitalfields.
Molti degli "spaventi da un penny" sono ormai divenuti dei piccoli classici, se non qui in Italia, certamente nel Regno Unito e oltre oceano.
Per quanto riguarda invece il mio rapporto con i penny dreadful, dico che come lettore mi sono molto divertito a esaminarli, a immergermi in queste storie improbabili che aspettano solo un pretesto per descrivere gole aperte, efferati omicidi e improbabili amori.
Come scrittore, d'altra parte, è stato utile scorrerli per entrare ancora più in sintonia con le atmosfere del XIX secolo, il suo linguaggio volutamente artificioso, l'opinione che le persone possedevano del termine "horror".
All'epoca erano considerati con disprezzo dai facoltosi, alla stregua di ciarpame dall'infimo valore culturale, operette stereotipate usa e getta. Oggi, i penny dreadful sono delle piccole perle tutte da riscoprire. E credo di non esagerare nell'affermare che, tra le loro righe, si celi in realtà il viso più sincero della società vittoriana. Una società che, sotto sotto, era sempre alla costante ricerca di evasione, trasgressione e sfrenata fantasia.