martedì 8 aprile 2014

Una rischiosa scelta narrativa.

Le Memorie Oscure sono ambientate nel nostro mondo.
Ci sono le stesse città, gli stessi eventi storici, gli stessi personaggi pubblici.
Tuttavia la realtà si fonde col sovrannaturale dando vita a una visione distorta, esasperata della contrapposizione tra Luce e Ombra.
Insomma, nulla di nuovo per una serie di romanzi a sfondo horror. Ma entriamo più in dettaglio.

Nello scrivere questi racconti, non era mia intenzione proporre accuratezza storica solo da un punto di vista prettamente descrittivo (ad esempio, nell'anno X è successo Y), ma far rivivere lo spirito, per così dire, l'anima dell'epoca narrata anche e sopratutto attraverso i dialoghi, la terminologia, il vocabolario, gli usi e costumi.
Si tratta di un concetto di immersione ed immedesimazione che per quanto faticoso da realizzare, è capace sicuramente a lasciare una traccia nella mente del lettore più appassionato.
Sto parlando di quel genere di lettore che avverte una nota stonata quando nei libri ad ambientazione storica nota che i dialoghi sono sempre scritti col "tu", anche tra personaggi di diverse classi sociali; quel genere di lettore che inarca il sopracciglio con divertimento e incredulità quando nei film in costume vede due giovani baciarsi pubblicamente nel mezzo di un ricevimento mondano; o ancora quel genere di lettore che compra un romanzo ottocentesco e si ritrova invece a leggere un racconto rosa dal lessico contemporaneo.
Io sono per la fedeltà, quella fatta per bene, con tutti i crismi del caso.
Nel titolo si parlava di una "scelta rischiosa", e per molti versi lo è.
Al giorno d'oggi, la stragrande maggioranza dei lettori non bada più a questi "dettagli". Non cerca più l'atmosfera o l'attinenza, ma solo l'intrattenimento.
Tutto deve essere fruibile a tutti. Se una volta l'età, l'istruzione e la quantità di tempo a disposizione del lettore influivano sulla scelta del romanzo, adesso si pretende di standardizzare la letteratura. Esigenze di marketing, mi dicono.
Qualcuno mi ha fatto notare più di una volta: "Davvero bello il tuo romanzo, però non è per tutti." oppure: "Bello, però all'inizio bisogna entrare un pò nell'ottica del periodo storico che descrivi." e ancora: "Se lo avessi scritto in maniera più informale avresti venduto di più. La gente si scoccia di andare a cercare termini vetusti sul vocabolario."
E io non sono certo Manzoni, eh! Tantomeno Shakespeare.
Ad ogni modo, per quanto discutibile, e a tratti impopolare, il mio stile resta questo. Mi diverte, mi stimola.
Così come mi affascina terribilmente il fare ricerche sugli argomenti più in voga in un determinato secolo; scrivere ad esempio di una Londra vittoriana e la passione dei suoi abitanti agiati per il mesmerismo, i misteri dell'antico Egitto; o raccontare dei primi del '900 e la "moda" delle sedute spiritiche; gli anni '50 coi suoi dischi volanti e così via.
Ogni epoca racchiude uno scrigno culturale unico, ricco di spunti intriganti per chiunque abbia la voglia di scavare a fondo.
Ed è questo che faccio io: portare alla luce i misteri più interessanti, studiare i fenomeni sociali più curiosi, ricreare in tutto e per tutto il riflesso di un tempo che più non è. All'interno, i miei personaggi, la loro oscurità, la loro magia.