mercoledì 15 febbraio 2017

Il vampiro: feroce assassino o amante passionale?

Quest’oggi torno a parlare di vampiri ma, a differenza del solito, voglio farlo in maniera più provocatoria, mettendo da parte il buonismo, o la diplomazia, se preferite, dello scrittore chiamato ad accontentare un po’ tutti, a favore del sano “fanboysmo” da lettore di genere.
Probabilmente mi attirerò le ire di qualcuno, e altri addirittura si sentiranno attaccati personalmente, ma non m’importa, non stavolta. In questa occasione voglio stimolare la discussione, anche accesa (ma sempre rispettosa), tra le diverse scuole di pensiero, chiamiamole pure così, che fanno del vampiro una creatura tanto amata e odiata allo stesso tempo.


Cominciamo



Lo spunto da cui è nato questo articolo che vi apprestate a leggere è scaturito da un sondaggio lanciato qualche settimana fa sul mio profilo autore in quel di Facebook, e suonava pressappoco come il titolo in cima alla pagina.
Ho invitato i miei followers a dire la loro, possibilmente argomentando, in un clima di assoluta tranquillità, e i risultati mi hanno in parte sorpreso.
La risposta che va per la maggiore è: perché non entrambi?
A quanto pare il vampiro può essere sia un feroce assassino che un amante passionale.
Ma sarà davvero così?
Parliamone.

Tralasciando l’origine medioevale e folkloristica del “dannato” (interessantissima, ma fuori tema in questa sede), e superati quindi i Secoli Bui, è innegabile che alla figura del vampiro siano sempre stati attribuiti connotati spiccatamente sessuali.
Al vampiro non interessa più offrire la saggezza all’Uomo, corrompere la sua anima col sapere proibito o con la promessa della vita eterna; al contrario, mira a condurlo nell’oscurità grazie alla sola libertà, una libertà totale. E quale forma più pura di libertà esiste al mondo se non quella di poter appagare senza remore i propri istinti carnali?
Bisogna considerare, ovviamente, l’epoca in cui tale evoluzione, o interpretazione, avvenne: il XIX secolo, quell’Ottocento carico di contraddizioni, sociali e morali, in cui la scienza pareva sul punto di distruggere tutti i dogmi che la religione aveva imposto sino ad allora.
Arte e letteratura abbandonavano gradualmente i rigidi modelli classici, dando scandalo per temi e soggetti.
Ed è qui, nell’anno 1872, che nacque il “vampiro moderno”, un prototipo raffinato rispetto al capostipite di John William Polidori da cui tutti, in una maniera o nell’altra, avrebbero attinto per raccontare la loro personale visione del mostro gotico.
Carmilla, racconto partorito dalla penna dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, fu straordinariamente audace, immorale e finanche sconcio, e riuscì a indignare una larghissima parte di pubblico. Tra le sue pagine non solo dimorava una creatura dedita all’inganno e all’omicidio, ma tale abominio possedeva addirittura l’aspetto di una donna, una fanciulla dalle inclinazioni al limite del saffico.
Straordinario.
Ho voluto sottolinearlo perché non è affatto vero, dunque, che la piega erotica intrapresa dalle storie di genere è cominciata solo nell’ultimo decennio.
Da quando il vampiro è entrato nell’immaginario collettivo, fascino e sensualità lo hanno sempre accompagnato, procedendo di pari passo all’intrinseca malvagità del personaggio.
Poi qualcosa è cambiato. L’equilibrio si è spezzato.
Il mostro, l’antagonista, è diventato antieroe, e l’antieroe si è trasformato in eroe, fin quasi a ricoprire il ruolo di vittima (vittima di emozioni, di sensazioni, sensi di colpa, ecc).


Ora, la mia domanda è: dov’è finito l’equilibrio di cui parlano molti lettori di genere?

POLEMICA: MODE ON!

Perché molte risposte al sondaggio di cui sopra riportavano invece opinioni del tipo: Chi? I vampiri? Ah, io li odio! Coglioni montanti che pensano solo a scopare! Oppure: Checche isteriche che vanno dietro alle ragazzine e hanno paura di uccidere!
Sarà un problema della mia percezione, ma dove mi giro giro, a parte infinitesimali eccezioni, io vedo solo bestseller di tormentati vampiri (adolescenti o meno) alle prese con triangoli amorosi e sesso sfrenato.
Improvvisamente l’erotismo (o lo stucchevole romanticismo) ha smesso di essere un contorno, un tratto tra mille, ed è diventato l’unico e solo aspetto da tenere in considerazione.

Leggo di imponenti comunicati stampa su nuove uscite di genere, di grandi editori (stranieri e non) che definiscono il loro romanzo di punta come “horror degno di Stephen King” o “abbiamo tra noi l’erede di Anne Rice”, e alla fine non sono altro che puri romanzi rosa di bassa lega, in cui la trama è asservita alle sequenze di sesso esplicito, e al vampiro (spogliato di tutto ciò che lo rendeva tale) potrebbe essere sostituita una qualsiasi creatura di fantasia senza il minimo danno.
Questi titoli, simili tra loro in maniera stupefacente, vengono puntualmente acclamati da pubblico e critica, lo stesso pubblico che si dice stanco dei ragazzini dai denti a punta e la stessa critica che domanda a gran voce una boccata di aria fresca nel panorama moderno di genere.
Viva la coerenza, eh?

Da un decennio a questa parte siamo stati letteralmente invasi da uno sciame di “young adult” e “urban fantasy” che se fossero usciti negli anni Novanta sarebbero stati etichettati al massimo sotto “romance” ed “erotici”. E no, non sono a priori contro questi generi: sono contro la piega che i vampiri, da sempre creature gotiche nell’accezione più elevata del termine, hanno assunto a causa dei suddetti.

Siamo arrivati, forse ve ne rendete conto o forse no, a una situazione in cui scrivere o leggere di vampiri violenti e cattivi “fa strano forte!”.
È il paradosso definitivo, uno scenario in cui il lettore di genere affezionato, quello che ancora si ricorda dei dannati “pre-Twilight”, al solo sentire la parola “vampiro” storce il naso. Non ci crede neppure per un momento che sul mercato possa essere uscito qualcosa di diverso. È rassegnato, e disilluso, e niente può ormai fargli cambiare idea.
E mi ci metto anch’io nella categoria! Bando alle ipocrisie!

Per cui, senza peli sulla lingua, dico una volta e per tutte: che ci trovate di affascinante in un mostro che non si comporta da mostro? Come fate a sopportare il solo pensiero di un secolare essere omicida che se ne va in giro a bere il sangue degli animali perché rispettoso della vita umana? Come tollerate l’esacerbata fragilità emotiva di una creatura immortale che nella sua eternità può aver assistito a tutto e al contrario di tutto?
Cosa fareste voi se possedeste la libertà di un vampiro? Davvero ve ne andreste in giro a fare i boy scout? Davvero?!


Ho idea che i fan dei dannati siano rimasti una minoranza, una nicchia, oggi come in passato, i fan “veri” (mi perdonerete un’espressione così elitaria), quelli a cui importa davvero di questa figura leggendaria, quelli a cui interessano le sfumature morali piuttosto che le 50 di grigio.
E se pensate che stia generalizzando eccessivamente… forse avete ragione, ma diavolo, sono stanco di questo panorama! Ogni anno mi vengono a dire che cambierà, che le cose si stanno assestando, che la moda sta passando, si sta ridimensionando, ma non è vero. Non è affatto vero.

Ma ditemi di voi, ora.
Da che parte state?
Feroce assassino o amante passionale?
Siate onesti: quando leggete (o sentite) la parola “vampiro”, cosa vi viene in mente per prima?
Cosa pensate che venga in mente a tutti gli altri?
Almeno una di queste domande, converrete con me, suona amaramente retorica…




lunedì 24 ottobre 2016

Parlando di vampiri, cacciatrici e sogni nel cassetto: l'intervista a cura di Book Is Life!

Ecco a voi un'altra gustosa intervista, stavolta offertavi dal blog Book Is Life!
Si parla un po' del mio essere scrittore, dei miei romanzi (presenti e futuri) e ovviamente di quel pazzo scalmanato del vampiro Nik.

Buona lettura!


1. Ciao Alessio inizio con il domandarti chi è Alessio Filisdeo “persona” e non “autore”?

Al di là del mio essere autore, credo di potermi definire una persona simile a molte altre. Ho i miei sogni nel cassetto, le mie ambizioni e le mie preoccupazioni.
Cerco di destreggiarmi come posso tra la passione per la scrittura e alcuni lavoretti che mi permettano nel concreto di tirare avanti. Mi impegno sempre al meglio delle mie capacità e, quando qualcosa non va per il verso giusto, preferisco prenderla con ironia, o filosofia, per così dire, piuttosto che infuriarmi.
Sono anche un voracissimo lettore, un grande fan del Cinema e un discreto giocatore di videogames.

2. Quando è nata la tua passione per la scrittura? Hai altri sogni nel cassetto?

Penso di essermi avvicinato alla scrittura quando aveva circa quattordici anni, cominciando a impegnarmi nel concreto verso i sedici. Allora, come tanti altri autori e autrici, scrivevo per me stesso: classicissime storie fantasy, o ben più eccentrici racconti a base di supereroi e supercattivi.
I miei genitori erano in uso a regalarmi un libro a ogni compleanno, e se da bambino la cosa poteva risultare frustrante, crescendo mi sono reso conto di quanto questo abbia influito sul mio amore per la narrativa.
Il mio sogno nel cassetto è semplicemente quello di continuare a scrivere, magari a tempo pieno. Raccontare storie, metterle su carta, mi rende realmente felice, e penso sia magnifico potersi impegnare in un lavoro che ci fa alzare tutte le mattine col sorriso sulle labbra.

3. Com’è nata l’idea di questo romanzo? Descrivici in poche righe la tua visione di due dei suoi personaggi, cioè Nik e la Cacciatrice.

Il risveglio della Cacciatrice è un romanzo di genere Urban Fantasy a base di dannati, pupe e pallottole. L’idea era di capovolgere alcuni stereotipi, di prenderli in giro, e di giocare con essi così come avevo già fatto in parte in Una notte di ordinaria follia e Le follie del vampiro Nik.
Ci sono elementi splatter, horror e mystery, il tutto condito da una costante (auto)ironia nerissima e un senso del grottesco.
I due protagonisti rispecchiano appieno questi elementi.
Nik è un vampiro completamente pazzo, una sorta di psicopatico megalomane dal grilletto facile privo persino del più basilare concetto di moralità. È un non morto figlio degli anni Ottanta che si gode la sua immortalità incurante del prossimo, delle regole e della società che lo circonda.
Amanda Prince è, al contrario, una giovane cacciatrice dell’Ordine Templare, una vera e propria ammazzavampiri di professione. Ha alle spalle un passato non sempre piacevole, e davanti un futuro quanto mai problematico. A una prima occhiata potrebbe sembrare cinica ed esageratamente irriverente, ma sotto sotto possiede un animo romantico, quella scintilla di speranza che nonostante il mestiere che si è scelto (sempre che non sia stato il mestiere a scegliere lei) continua ad ardere in lei.
Entrambi questi personaggi, diametralmente opposti, rappresentano a modo loro le facce di una stessa medaglia, e più la storia si dipana più le differenze cominciano a farsi labili.
Del resto chi l’ha detto che deve essere sempre l’eroe positivo a redimere il cattivo? E se, per una volta, fosse il cattivo a convertire l’eroe? Sempre che si abbia piena coscienza di chi sia realmente chi…


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venerdì 16 settembre 2016

Il risveglio della Cacciatrice: un dietro le quinte con l'intervista a cura del blog Ramingo!

Desiderate conoscere qualche retroscena sulla stesura de Il risveglio della Cacciatrice? Allora ecco per voi l'intervista rilasciata agli amici del blog Ramingo!


Buona lettura! 


1. Pugni, pupe e morsi sul collo. Nik è alla sua terza avventura ma… che ne diresti di raccontarci come è nato questo personaggio?

Nik è un personaggio parecchio strano e, come per tutte le stranezze letterarie, è nato quasi per caso, in maniera affatto calcolata.
Per molti anni, mentre scrivevo di altri vampiri “seri”, più classici, spesso si affacciava alla mia mente l’idea di questo dannato pronto a sbeffeggiare e ribaltare gli stereotipi del genere.
Era una figura nell’ombra, non completamente formata, ma che premeva costantemente per uscire allo scoperto, per dire la sua, per urlare al mondo: «Sì, sono un non morto, e me la godo!»

Un giorno, lo ricordo perfettamente, leggevo il romanzo fantascientifico All You Need Is Kill, di Hiroshi Sakurazaka, e rimasi affascinato da quel tipo narrazione in prima persona molto serrata, dove i pensieri del protagonista spaziavano in lungo e in largo, conservando il loro brio anche nei momenti più drammatici e deprimenti. Tutto questo grazie a uno humor nero di prima categoria.
Da lì, principalmente, nacque il tono che avrebbero avuto le grottesche avventure di Nikolai Rasputin.

2. Quindi Nik questa volta avrà pane per i suoi denti, anzi, lame. Raccontaci qualcosa di Amanda.

Quello di Amanda è un personaggio parecchio stratificato che io stesso, in alcuni frangenti, ho faticato a comprendere fino in fondo.

Volevo inizialmente calare il lettore nei panni di una cacciatrice di vampiri esperta, una di quelle macchine da guerra senza sentimenti, inarrestabile e invincibile. Insomma, il meglio del meglio in fatto di disinfestazione sovrannaturale. Poi, prendendomi del tempo, ho realizzato che una figura del genere non avrebbe avuto molto da dire, o comunque non abbastanza da differenziarla da mille altre simili, se guardiamo al genere di riferimento.
No, doveva in un certo qual modo essere simile a Nik: doveva essere una perdente.
Perché infondo Amanda è un’umana con tantissimi vizi e altrettante debolezze, che maschera la sua inadeguatezza, e soprattutto la sua sensibilità, dietro una facciata di finto cinismo, aiutandosi con una buona dose di impertinenza e autoironia.
Lei non è la migliore, non lo è neppure alla lontana: è solo una delle tante, un nome, uno strumento, una lama tra mille altre. O almeno questo le ha insegnato il mondo.

Incontrare il vampiro Nik la metterà nella scomoda posizione di dover rivalutare convinzioni e preconcetti che dava ormai per scontati.

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giovedì 15 settembre 2016

Il risveglio della Cacciatrice: prologo completo!

Per festeggiare il lancio de Il risveglio della Cacciatrice, ecco a voi un piccolo assaggio!
Godetevi il prologo completo di questa folle avventura a base di vampiri, proiettili, antiche profezie e tanto, tantissimo sangue!

Buon divertimento! 
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Ho imparato tre cose sul suo conto: si chiama Amanda, è una cacciatrice e paga sempre in contanti.
La prima è inutile, forse addirittura falsa; la seconda serve a mantenermi in vita, con la guardia alzata; la terza è l’unica che importa davvero.
Ad ogni modo, non è una tipa che passa inosservata, almeno non da queste parti. Hell’s Kitchen non è Broadway, e i derelitti alcolizzati che frequentano questo piscio di pub sono abituati a vedere un paio di belle chiappe sode solo sul fondo di un buon bicchiere.
Perché il fatto è che Amanda ha un culo da oscar.
Le tette non sono particolarmente grandi, anzi, sono appena passabili a dirla tutta, ma il culo… sembra scolpito nel marmo. Ha una forma perfetta, da prendere a piene mani e sollevare di peso, non so se rendo l’idea.
Non che ci proverei mai: ho imparato tanto tempo fa a capire cosa guardare e cosa toccare.
Amanda non è da toccare, e nemmeno da guardare, se gli gira male.
Quando l’ho vista arrivare sul suo mostro americano a due ruote ho sentito subito puzza di guai. Non che di solito venga a portare la buona novella, cazzo, proprio no, ma stasera tirava già una brutta aria prima che il rombo della sua Harley Davidson facesse vibrare i vetri del mio locale.
E così eccola là, Amanda. Parcheggia proprio sul marciapiede davanti al locale, mette un piede sull’asfalto e si sfila il casco con tanto di occhialoni da aviatore. Deve fare un caldo maledetto, e ringrazio Dio o chi per lui per essere già morto e non poter sudare come un maiale, perché da come è vestita giurerei di trovarmi a Miami Beach piuttosto che a New York.
Mi fa un cenno dalla porta a vetri, nemmeno fossimo vecchi amici. Si accende una sigaretta col suo fottuto zippo d’oro massiccio che sa tanto di cimelio di famiglia ed entra vomitandomi fumo dappertutto, persino sull’insegna luminosa che recita: NON FUMARE.
E io che pensavo che al giorno d’oggi sapessero leggere tutti…
«Come va, Sparky?»
Odio quando mi chiama così. Mi fa sentire una cazzo di mascotte.
«Andava bene, fino a un attimo fa.» borbotto.
Lei mi sorride a mezza bocca, abituata alla cortesia della casa: «Portami un Old Fashioned.»
«Sissignora.»
Johnny Gatt, due sgabelli più in là, si sporge sul bancone di legno squadrandola dall’alto in basso, soffermandosi soprattutto sugli shorts di jeans e i collant neri elasticizzati, strappati qua e là.
Dicono sia la moda. Per me è solo merda che copre due gambe fantastiche. Ma infondo che ne posso mai sapere io di moda. Sono quasi dieci anni che porto le stesse mutande.
«Te lo offro io questo giro, zuccherino.»
«Sta zitto Gatt.» lo avverto per il suo bene, ma gli occhioni scuri da cerbiatta di Amanda lo hanno già inquadrato. Finirà molto male, me lo sento: «Lascialo perdere. È nuovo di queste parte. Non ti conosce.» le spiego, portandole il drink.
Mi fissa, e io fisso lei. Spegne il mozzicone sul tovagliolo. Beve. I suoi muscoli sono tesi. Brutto segno.
«Allora, che ti serve stavolta?» domando cercando di sviare la sua attenzione ed evitare rogne con l’assicurazione.
«Informazioni. Tutto quello che sai sul conto di questo tizio.» mi allunga un foglietto scarabocchiato.
Lo prendo: «Dal nome sembrerebbe un coglione.» leggo: «E poi manca una “c”.»
«No, credo sia un diminutivo.»
Mi si accende una lampadina nel cervello, una di quelle industriali a ultravioletti, talmente luminosa che preferiresti tornare a spegnerla. Amanda se ne accorge.

VAMPIRO NIK

«Comincia a parlare.» estrae due centoni dalla t-shirt smanicata e sformata, talmente larga che riesco a vedere il reggiseno col poco che contiene.
I soldi mi sciolgono la lingua. A parte il sangue, sono quelli che mi fanno tirare avanti, proprio come un povero diavolo qualsiasi.
«Forse so chi è. Nikolai Rasputin. Così si chiama.»
«Dettagli, per favore.»
«Dettagli? Quello è un pazzo sciroccato: chiaro e semplice. Uno che sarebbe capace di cantare l’inno nazionale russo sulle note di The Star-Spangled Banner.»
«Lo conosci personalmente?»
«No, ma ho sentito un sacco di voci e… Beh, quel figlio di puttana è il Male, ma non il Male stile Satana, demoni o cose così. Lui è il Male da film horror di serie B, quello in cui ci sono adolescenti che scopano e gente che crepa senza un vero motivo. In quegli stupidi film, per quanto ci provi, il Male alla fine trova sempre il modo di tornare, e così è Rasputin: quello ritorna sempre.»
«Continua, Sparky. L’inizio non è male.»
«Secondo molti c’è lui dietro il colpo del 1999 al caveau delle Parrish Industries.»
«Intendi quel casino della Allied Bank of America?»
«Proprio quello.» confermo: «È coinvolto in una dozzina di assalti armati su e giù per la East Coast. Ha taglie a sei zeri da qui a New Orleans, e se ne va in giro a fare il cazzo che gli pare senza rispettare nemmeno la più basilare delle Tradizioni.»
«In pratica non gliene frega niente della segretezza.»
«Ci puoi giurare. Non c’è un solo Principe che non vorrebbe farlo a pezzi con le proprie mani. Per il bene loro e di tutti noi.»
«Però è ancora vivo.»
«Maledettamente strano, lo dicevo.» annuisco: «O è il più fortunato bastardo di questo pianeta, oppure ha parecchi santi in paradiso. E il meglio deve ancora venire. Tieniti forte.»
«Sono tutta orecchi.» mette altri cinquanta dollari sul piatto.
«È stato lui a far fuori i Volkov. Quei cosacchi non hanno nemmeno capito cosa li aveva spazzati via. La notte prima erano lì, tutti belli agghindati a festa, e quella dopo andavano a fuoco assieme al loro palazzo.»
Adesso ho la sua completa attenzione. Non so che piani abbia su Nikolai Rasputin, ma Amanda ci gode, ci gode eccome. Glielo leggo in faccia, come se avesse appena trovato la sua personale balena bianca.
«Un vero ragazzaccio.» commenta sogghignando.
«Quello è un fottuto buco nero, dammi retta. Un anarchico. Non è come gli altri novellini. Ci va giù pesante, e colpisce duro.»
Qualcosa spegne il fuoco negli occhi dell’umana. Quella scintilla di malsana curiosità che avevo colto appena un istante fa si estingue di colpo.
«Quindi questo Nik non è un antico?»
«Antico? Pff! Per niente. Penso sia sulla quarantina.» un’altra stoccata all’interesse della cacciatrice: «Sembri delusa. Che ti prende?»
«Niente.» risponde, ma si direbbe il contrario.
«Lo devi ammazzare?»
«Come se potesse riuscirci.» interviene, stramaledizione a lui, quel fesso di Johnny Gatt.
È più forte di me: non li sopporto i vampiri degli anni Sessanta. Mi ricordano tutti quel cazzo di Elvis in caduta libera. Johnny poi è addirittura peggio: un incrocio tra il Virtuoso di Memphis e Arthur Fonzarelli.
«Mettimi alla prova.» lo stuzzica Amanda girandosi verso di lui.
«Forse lo farò, dolcezza. Ho capito cosa sei. Quello che non ho capito è perché… “Sparky” non ti abbia ancora portata sul retro e sgozzata.»
Mi guarda in cagnesco, ma almeno ha il buonsenso di abbassare la voce. Gli altri clienti umani saranno pure fradici come spugne, ma come tutti i bastardi figli di puttana hanno orecchie per sentire, quando vogliono.
«Lasciamo l’amichevole barista di quartiere fuori da questa storia.» propone lei: «E facciamo una scommessa.»
«Una scommessa?»
«Già, una scommessa. Solo noi due. Scommetto che riesco a romperti il naso contro il bancone usando un solo braccio.»
Cristo santo, lo sapevo che sarebbe andata così.
«E se non ci riesci?»
«Allora andremo nel vicolo qui dietro e ti lascerò scoparmi. Potrai anche mordermi. E potrai raccontare ai tuoi amichetti di esserti fatto una cacciatrice dell’Ordine.» è tranquilla, mentre lo dice, quasi allegra.
«Ci sto!» esclama l’idiota avventandosi su di lei, senza nemmeno sentire cosa gli toccherebbe in caso finisse chiappe all’aria.
Mi fa pena, sul serio, e parlo per esperienza personale. Sono ancora ferito nell’orgoglio.
Amanda rimane a fissare gli artigli che le viaggiano incontro fino all’ultimo istante, poi scivola dallo sgabello, si flette sulle ginocchia e risale col palmo della mano aperta prendendo Gatt sotto il mento con una mossa degna della scuola Shaolin: l’antica arte marziale della stronza sfascia-pub.
Il vampiro atterra direttamente col grugno sul legno, sanguinandoci copiosamente.
«Resta giù.» gli suggerisco, ma quando mai qualcuno mi ha dato retta.
Sta per rialzarsi.
Il braccio destro della mortale, un intrico di tatuaggi che ricordano valvole industriali e ruote dentate, blocca il dannato dietro alla nuca spingendolo nuovamente contro il bancone, facendo schizzare schegge di vetro e legno fino agli altri clienti.
E dato che aver già rotto due bicchieri e sfondato uno sgabello non è abbastanza, Amanda pianta il suo coltellaccio da Rambo in gonnella a un palmo dalla gola di Johnny.
«Hai perso.» gli sussurra inarcando un angolo della bocca, soffiandosi via dal volto una ciocca di capelli biondi. Credo si chiamino “meches”, perché per il resto è castana.
Sarà la moda, e in fondo che ne so io di moda: il mio cranio è più liscio del culo di un neonato.
«È tutto ok.» tranquillizzo gli sbandati che ci stanno guardando come fossimo tre unicorni con le palle al vento: «Tornatevene in coma.»
Qualcuno grugnisce. Tutti, sia i colletti bianchi malandati che gli affezionati ubriaconi in canottiera sporca di vomito, annegano nuovamente sul fondo del loro drink.
Viva l’America!
«Adesso che ti sei calmato, perché non mi parli di Nik.» dice Amanda, rimettendo Johnny in piedi e rassettandogli la camicia.
Rimango sempre stupito dalla forza che può esserci dentro un corpo così esile. Nessuno mi toglie dalla testa che si fa di qualcosa, anfetamine o neve. Questi maledetti cacciatori si scolano più intrugli di una strega senza battere ciglio.
«Non ne so niente di quel matto.» ringhia Gatt pulendosi il naso con un tovagliolo.
«Dall’uscita di prima non sembrava…»
«Lui non l’ho mai visto.» insiste imbronciato: «Ma ho visto l’altro.»
«L’altro?»
«Il suo socio. Quello che si fa chiamare Eugene.»
«Per me sono tutte puttanate.» lo penso davvero.
«Puttanate un cazzo! Io c’ero, giù a Chicago!» mi punta l’indice contro.
Amanda mi fa segno con la testa di portargli una birra. Gatt ci si attacca come a un biberon.
«Cos’è questa storia?» domanda la cacciatrice.
«Qualche mese fa…» comincia il dannato: «ero in città. Volevo affiliarmi ai Chicago Skulls perché avevo sentito dire che era gente tosta.»
«È vero.» conferma Amanda.
«Beh adesso non più! Sono stati decimati…» manda giù un altro sorso: «Questo tizio è sbucato praticamente dal nulla e ha cominciato a farli fuori uno a uno. Non avevo mai visto nulla del genere. Era come… come se l’oscurità avesse inghiottito quei poveri bastardi. Gridavano come ragazzine, e volavano fiotti di sangue, teste mozzate e…. oddio, roba che… non ci credo nemmeno io.»
«Perché non me ne hai parlato, Sparky?»
«Perché sono stronzate. Eugene Morrow non esiste: è uno spauracchio inventato da Rasputin, il suo inafferrabile socio alla pari dai poteri straordinari e bla bla bla. Nessuno l’ha mai visto in faccia, nessuno sa darne una descrizione. Qualche anno ancora e ti verranno a raccontare che si tratta del Settimo Fratello in persona tornato dal mondo dei morti.» mi viene da ridere: «Capisco che l’Ordine si diverte a seguire tutte le piste sovrannaturali, ma a questo punto perché non dedicarsi al cazzo di Bigfoot!»
«Scherza quanto ti pare, ma io credo a ciò che ho visto.» rincara Gatt: «Quello non era un vampiro normale, nemmeno alla lontana.»
«E come sai che era proprio Morrow, eh? Te l’ha detto lui? E perché, se eri lì, non ha ammazzato anche te?»
«Perché non facevo ancora parte dei Chicago Skulls. Lui voleva soltanto loro, voleva un tizio di nome David.»
«David Kiefer?» l’umana sembra saperne.
«Possibile.» si stringe nelle spalle Johnny: «Comunque Morrow ne ha lasciato qualcuno in vita, più o meno, e ho sentito chiaramente che diceva: “Informate il signor David che Eugene Morrow lo sta cercando.”» rabbrividisce: «Questo è quanto, bellezza. Puoi stendere me, o questo coglione di un barista, ma non quel tipo. Quello ti spezza il collo prim’ancora che tu possa mettere mano al ferro, non so se mi spiego. E se vogliamo dare retta a quello che si dice in giro, Nikolai Rasputin ed Eugene Morrow sono culo e camicia, come fratelli. Perciò, se dai la caccia al russo, ti consiglio di dire prime le tue belle preghiere.»
«Già, come no?! Offrigli un’altra birra, magari ti dice anche perché questo fottuto Terminator versione dannato dovrebbe mai avere interesse ad essere amico di un perdente mezza tacca come Rasputin.» li mando al diavolo entrambi. Per stanotte ne ho sentite troppe. Alla mia età sono sempre più allergico alle stronzate.
«Sai che mi hai convinto?» fa Amanda menando una pacca sulla spalla di Gatt: «È una bella storia. Mi piacciono le belle storie. Venduta!» esclama buttandomi davanti agli occhi un altro centone, nemmeno fossi un cucciolo col suo osso di gomma: «Sparky, trovami tutto quello che riesci a scoprire su questo Eugene Morrow, e…»
«Mi prendi per il culo?»
«… e scava un po’ tra i tuoi papponi. Mi serve qualcuno che riesca a mettermi in contatto col nostro vampiro Nik direttamente sul posto.»
«A Mosca? Ma sei fuori di testa?»
«Che carino, senti giù la mia mancanza.» mi fa l’occhiolino con quelle sue palpebre piene di trucco da punk, emo o quello che cazzo è. La moda! «Ripasso venerdì.»
È inutile. L’ho persa. Non riuscirò mai a capire le donne, e neppure i cacciatori dell’Ordine. Una volta era tutto più semplice: le prime si mangiavano, o fottevano, a seconda della necessità; i secondi si uccidevano prima che potessero uccidere te.
Adesso è tutto il contrario di tutto. Maledetto ventunesimo secolo!
«Facciamo lunedì.» arraffo i bigliettoni. Tanto per cambiare dovrò usarli per riparare il locale, altro che informatore! Dovrei chiedere di più.
«Ma lunedì sei chiuso.»
«Appunto.» incrocio le braccia: «Ti lascio una busta sotto lo zerbino. Vediamo se riesci a distruggermi anche quello.»
«Così mi tenti.» mi lascia con un sorrisetto da ragazzina insolente.
Sta per rimontare in sella ai suoi cavalli americani quando quel fesso di Johnny Gatt spalanca la porta del pub e le dice: «Ti conviene lasciarlo perdere il russo, cacciatrice. È fuori dalla tua portata. Ascoltami! Mi piaci, e il mio è un buon consiglio.»
Amanda risponde qualcosa mentre il motore romba. Non riesco a sentirla. La vedo filare via a tutta velocità, finalmente lontana dal mio pub, pronta a fare danni chissà dove. Soltanto quando i fari della motocicletta svaniscono nella notte, inghiottiti dal nauseante vapore dei tombini che si alza dalla strada, tiro un bel sospiro di sollievo.
È fatta. Ancora una volta sono sopravvissuto.
«Che ti ha detto?» domando a Gatt mentre si risiede al bancone.
«Che il mio era davvero un buon consiglio.»
«Tsk! Razza di troietta impertinente.» Spero che crepi, dolorosamente. Sogno di tornare umano solo per poter pisciare sulla sua tomba: «Quella lì i buoni consigli non saprebbe seguirli nemmeno se glieli ficcassero a forza su per il culo.»



lunedì 12 settembre 2016

Il risveglio della Cacciatrice: quando Bene e Male si incontrano!

I mostri esistono. Camminano tra noi, di notte. La maggior parte di essi conduce un’esistenza solitaria, nascosta agli occhi dei mortali, in precario equilibrio tra le ombre dei secoli passati e le sgargianti luci al neon del nuovo millennio.
E poi c’è il vampiro Nik: lui è un feroce psicopatico che adora gli inutili spargimenti di sangue, le armi da fuoco di grosso calibro e il capitalismo sfrenato. Possiede un irritante senso dell’umorismo, un’eccitazione sessuale inesauribile e un talento addirittura straordinario per la distruzione indiscriminata.
Insomma, in un presente fatto di telecamere, obiettivi fotografici e filmati amatoriali, è il dannato che nessuno vorrebbe avere come rappresentate della propria razza, figurarsi come amico!

Dall’altro lato della barricata ci sono i cacciatori, l’ordine che frena il caos.
Templari: uomini e donne la cui discendenza ha attraversato nel tempo ogni genere di minaccia sovrannaturale, sopravvivendo clandestinamente a imperi, regimi e conflitti mondiali, sino ai nostri giorni.
Amanda Prince ha solo ventiquattro anni, ma assieme alle sue lame gemelle ha già conquistato una fama di tutto rispetto all’interno dell’agenzia, una fama non sempre lusinghevole.
Cinica, impertinente, a tratti malinconica: Amanda è tutto questo. Una ragazza complicata dal passato difficile e dal futuro ancora più disperato, che adopera la sua ironia nerissima, e una certa dose di spacconeria, per mascherare un animo profondamente romantico, quella scintilla di speranza che contro ogni aspettativa sia la vita che il duro addestramento non sono riusciti a strapparle.

Il risveglio della Cacciatrice era nato inizialmente come una storia di vendetta, un dramma sovrannaturale dai toni crepuscolari, e forse da un lato, uno parecchio esile ormai, qualcosa del genere può essere ancora percepito; ma come spesso accade durante la stesura di un libro, lungo la strada gli eventi e i personaggi sono cresciuti, si sono evoluti di propria volontà.
Il disperato inseguimento dell’abominio da parte dell’eroina tormentata si è trasformato in un folle duetto, una frenetica danza tra l’anarchico e la ribelle.
Perché lì fuori, tra le vette dei grattacieli, l’asfalto delle grandi metropoli e il vizio dei locali notturni, si aggira una minaccia molto più antica e letale di Nikolai Rasputin o Amanda Prince; una minaccia che potrebbe rappresentare appena il preludio a una catastrofe di immani proporzioni, radicata nei miti più oscuri della progenie dannata.

Dopo Una notte di ordinaria follia e Le follie del vampiro Nik, desideravo mettere il lettore nei panni di una cacciatrice templare, fargli avvertire la fragilità di quel corpo completamente sprovvisto di poteri, pronto a spezzarsi in qualsiasi momento.
È difficile mantenere la propria umanità quando si è circondati da mostri ogni momento di ogni singolo giorno; quando ci si rende conto che il Male può servire ai nostri scopi tanto quanto il Bene, se non di più. Prendere coscienza di ciò può risultare affascinante, ma può anche “risvegliare” qualcosa di terribile, un io nascosto di cui nemmeno sospettavamo l’esistenza.
Amanda Prince sta per scoprirlo a sue spese… 

martedì 6 settembre 2016

Il risveglio della Cacciatrice: affilate i paletti!

Amanda Prince è una ragazza come tante: 24 anni, qualche tatuaggio e una vita frenetica. Adora cambiare colore ai capelli e le riesce piuttosto bene impalare vampiri per conto dell’Ordine Templare. Ma c’è dell’altro: Amanda Prince nasconde molti segreti, alcuni più letali di altri. Ora l’attende una nuova missione: andare a San Francisco, intercettare uno strano tizio di nome Nik e convincerlo con un paio di lame affilate che l’immortalità non fa proprio per lui. Insomma, un compitino all’apparenza facile facile che si trasformerà ben presto in un immane casino di proporzioni catastrofiche.

Dopo l’adrenalinico Una notte di ordinaria follia e lo stravagante Le follie del vampiro Nik, ecco il nuovo capitolo della mia personalissima saga Urban Fantasy: un cocktail di sparatorie, bizzarri non morti, tradimenti, antiche superstizioni e un feroce nosferatu di nome… Tony?!
Questo e molto altro ancora ne “Il risveglio della Cacciatrice”.


Su tutti gli store di ebook e in cartaceo (!) su Amazon, dal 15 settembre!

Stay tuned!


domenica 31 gennaio 2016

Vecchie conoscenze, nuovo sangue!

Le follie del vampiro Nik, mio ultimo lavoro sul dissacrante non-morto amante del made in Hollywood e del politicamente scorretto, non è un romanzo, e nemmeno un racconto breve (o lungo).
Non dubito che chi di dovere, voi lettori in primo luogo, lo etichetterete nella maniera più appropriata. Quanto a me, io guardo a questo spaccato di vita (poco) ordinaria come a un corto cinematografico, la puntata pilota di una serie tv, o anche il prologo di uno di quei vecchi romanzi d’appendice, quelli che cominciavano in un modo per proseguire poi su tutt’altri binari e toni.

Quando Nativi Digitali (l’editore che ha creduto nella mia penna virtuale) mi chiese di realizzare un prequel a Una notte di ordinaria follia, io accettai immediatamente. E quando mi chiese di incentrare il tutto sull’iconico vampiro Nik, io non battei ciglio. 
Il perché è presto detto.
Il personaggio di Nik(olai) non era mai stato creato per essere un protagonista; lui era nato per perdere, per fallire, ripetutamente.
Immaginate un mondo identico al nostro in tutto e per tutto, tranne per il non trascurabile dettaglio che al suo interno esistono creature sovrannaturali, esseri che sono stati costretti ad adattarsi per sopravvivere all’era moderna e alle sue mille insidie. Ora, in questo contesto, immaginate un vampiro che si comporta esattamente da vampiro, sempre: non finge, non cerca nemmeno di dissimulare la sua natura, di confondersi con l’umanità.
Questo soggetto, che sente il bisogno di sottostare a un certo tipo di immaginario che il Ventunesimo Secolo ha dei vampiri, è una minaccia per tutti: per la povera gente ignara, per la sua stessa razza, e per sé stesso.
Per un individuo del genere non può esserci un lieto fine come lo intendiamo noi, anzi, non sarebbe dovuto esserci neppure un inizio.
Vi presento Nik: un disadattato immortale, il cane sciolto dei dannati, la testimonianza (non) vivente che infondo non è poi così male passare le notti a prosciugare gole fregandosene delle conseguenze.
Insomma, che razza di storia seria, drammatica o appena intensa si potrebbe pretendere piazzando questo squilibrato egocentrico (certamente con un suo “fascino perverso”) al centro degli eventi?
Ora capite perché l’idea di vederlo protagonista assoluto mi stuzzicava?
Solo una volta, mi sono detto: per una volta deve esserci qualcosa, qualsiasi cosa, raccontata dalla prospettiva dello sfacciato vampiro Nik, qualcosa che lo veda muoversi nella sua città, tra i suoi conoscenti, nel suo ambiente naturale. Qualcosa che possa fugare ogni dubbio sulla sua singolare indole, e sul suo ancor più strano codice morale.

La morale, per voi che avete letto Una notte di ordinaria follia, o che vi accingete adesso a leggere Le follie del vampiro Nik, è che ciò che a un primo sguardo possono essere considerate vittorie, sono in realtà fallimenti.
Nik è profondamente imperfetto, è come un bambino che gioca con una testata nucleare, e la sua sola conquista, la sua più formidabile abilità, sta unicamente nella sopravvivenza, nel perseverare, nel riuscire, non si sa mai bene come, a scamparla da un pericolo molto più grande delle sue modeste possibilità.
Per questo è e resterà sempre la figura sullo sfondo, la spalla pseudo-comica, quello che in un mondo di fantasia costruito sulla verosimiglianza si comporta in maniera antitetica alle leggi che dovrebbero governarlo, infrangendo le barriere tra finzione e realtà, agendo e parlando quasi per conto di uno sconcertato lettore.

Le follie del vampiro Nik è la voglia di ribaltare ancora una volta le regole del gioco, di realizzare qualcosa di diverso pur senza snaturare il materiale di partenza, di concentrare in poche pagine l’essenza di un personaggio che semplicemente non può esistere da solo.
È il prequel diretto a Una notte di ordinaria follia, ma anche un tassello importante nella mitologia dell’universo narrativo che sono andato a creare: non mera operazione commerciale, ma opera completa e compiuta a tutti gli effetti, con un inizio e una fine, nuove informazioni esclusive, nuovi personaggi e nuovi spunti per il futuro.
In più, dopo il piatto forte, non alzatevi subito dal tavolo: una ricca sezione extra, creata anche per fare maggior chiarezza sulla particolare terminologia di genere che adopero nell’opera, vi attende. E non abbiate timore: ci sarà lo stesso Nik a spiegarvi tutto passo per passo. Ovviamente a modo suo.

Non mi rimane che consigliarvi di allacciare le cinture, mettere su la vostra compilation di grandi successi degli anni Ottanta e godervi le nuove avventure del nostro ragazzaccio dai denti a punta!

Buon divertimento, e occhio alle pallottole vaganti!